Zygmunt Bauman
Recensione

Memorie di classe. Preistoria e sopravvivenza di un concetto

Il sociologo Zygmunt Bauman è noto per aver offerto un’efficace interpretazione della società globale definendo “liquide” le relazioni sociali che ciascuno di noi vive in questo momento storico. Questa categorizzazione ha avuto una vasta eco poiché esprime sinteticamente la condizione di transitorietà e indeterminatezza che caratterizza l’identità odierna.

Lo stesso Bauman è autore di un importante classico della sociologia contemporanea dal titolo Memorie di classe, di cui la casa editrice PM ha meritoriamente dato alle stampe una nuova edizione a cura di Emiliano Bevilacqua e Marco Antonio Pirrone.

Questo libro è una conferma retrospettiva della grande capacità del sociologo polacco di offrire affreschi suggestivi delle più rilevanti vicende sociali del nostro tempo. I protagonisti di Memorie di classe sono le classi sociali e la memoria storica e, sebbene siano osservati in prospettiva storica, entrambi ci spingono a riflettere sul presente.

Le lotte operaie del XIX secolo vengono descritte ed analizzate ricorrendo a una documentazione stimolante e variegata (articoli di giornale, commenti in magazine, materiale propagandistico e, naturalmente, libri) e sono discusse da Bauman per mostrare come l’encomiabile energia degli uomini e delle donne che le hanno alimentate fosse mossa dall’obiettivo di conquistare una vita non soltanto più dignitosa ma anche e soprattutto più libera, in grado di autodeterminarsi non soltanto nel lavoro ma anche in altri ambiti della vita sociale; sta di fatto, però, che un sistema economico fondato sulle suggestioni del mercato e sul fascino perverso del profitto, argomenta l’autore, è riuscito a stemperare l’impeto di liberazione del conflitto sociale seducendo progressivamente i dirigenti sindacali e gli stessi lavoratori, sempre più attratti dalle sirene di una vita all’insegna del denaro e del consumismo.

Bauman mostra nel dettaglio i controversi processi sociali che hanno condotto le classi popolari ad introiettare i valori rappresentati da una razionalità strumentale e utilitaristica. Le perniciose conseguenze della storia narrata in Memorie di classe contribuiscono a formare, dunque, proprio quello scenario di destabilizzazione valoriale, crisi identitaria e crescita delle disuguaglianze la cui descrizione ha reso noto al grande pubblico molte delle successive opere baumaniane.

Un aspetto affascinante della prosa di Zygmunt Bauman è nella capacità di catturare, al margine dell’impetuoso scorrere della storia, il punto di vista del comune cittadino, le sue aspirazione e le sue debolezze. La maestria baumaniana nel restituire i grandi fenomeni sociali ma anche lo spirito del tempo si coglie a pieno in questa acuta ricostruzione del rapporto tra i movimenti dei lavoratori e la cultura del capitalismo: è la memoria, in questo caso, ad essere indagata evidenziando come l’azione suadente del sapere ufficiale e della comunicazione scritta abbia condotto le nuove generazioni dei salariati a fraintendere e infine dimenticare il ricordo degli episodi di emancipazione caratteristici del proprio glorioso passato.

Memoria, dunque, come campo di intervento del potere, come luogo pubblico ma anche interiore in cui si gioca il futuro delle aspirazioni alla giustizia e all’eguaglianza. Memoria come contraltare, apparentemente impalpabile eppure incredibilmente solido, al ben più concreto e ruvido scontro di classe. Lo sguardo sociologicamente provveduto e culturalmente attento del Bauman intellettuale cosmopolita trova quindi in Memorie di classe un punto di maturazione che racchiude in nuce l’intero percorso intellettuale dell’autorevole sociologo polacco.

di Luca Benvenga
Fonte: https://www.formazione-cambiamento.it/

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