Sociologia del crimine

Le prospettive costruzioniste

Sociologia del crimine è un classico della letteratura socio-criminologica di stampo costruzionista. Attraverso esempi e analisi dettagliate, esso mostra come il crimine sia il prodotto di processi di criminalizzazione costituiti attraverso l’interazione sociale e la prassi linguistica. Questa nuova edizione tradotta per la prima volta in lingua italiana permette di sollecitare un posizionamento critico ampliando le applicazioni ad ambiti come il genere, la razza e la classe sociale. Corredato di utili sezioni che comprendono domande di verifica, esercizi, esempi applicati al contesto globale e ulteriori riferimenti bibliografici, il volume si configura come uno dei testi più aggiornati per lo studio del crimine e della devianza. Arricchito da schede di approfondimento e illustrato da una scrittura intrigante, il volume si offre come una guida affascinante per chi voglia avventurarsi nelle nuove prospettive di analisi sui sempre più incerti confini tra devianza e normalità.

La domanda probabilmente fondamentale della criminologia è: «Perché esiste il crimine nella società?». Abbiamo detto nel secondo capitolo che la possibilità del crimine dipende dal fatto che determinate condotte sono vietate dal diritto penale. Detto altrimenti, il crimine dipende dal diritto e dal fatto che determinati tipi di condotta vengano identificati e interpretati come crimini; ancora, il crimine dipende dall’attività di agenzie che si occupano di crimini, tradizionalmente la polizia e i tribunali. Ma tutto ciò presuppone innanzitutto che la “società” possa definire criminali alcune condotte. Perché si verificano processi di criminalizzazione? Perché le società tirano una linea di demarcazione tra condotte moralmente accettabili e condotte moralmente inaccettabili, fanno rispettare questo confine e puniscono coloro che ne violano i limiti? Perché dovrebbe esistere un sistema di diritto penale, polizia, tribunali e carceri?

Prima di rispondere a queste domande, vorremmo far notare al lettore che, nel capoverso precedente, il termine “società” appare tra virgolette. Per quale motivo? Abbiamo messo “società” tra virgolette perché finora abbiamo sostenuto che il crimine è definito dallo stato. Come entra in gioco, a questo punto, qualcosa che si chiama società? È vero che

esiste naturalmente una lunga tradizione intellettuale in Occidente, che risale all’antichità classica, che ha, in vari modi, individuato un luogo di legami umani, un’idea di “società”, distinta dal corpo politico, caratterizzata da rivendicazioni morali indipendenti da, e talvolta in contrasto con, l’autorità statale.
(Meiksins Wood 1990, p. 61)

Tuttavia, è solo nel diciottesimo secolo che emerge la concezione moderna della società “civile” come sfera di rapporti sociali situata tra la famiglia e lo stato. «Questa distinzione è persistita nonostante numerosi cambiamenti politici susseguenti: la società è ciò a cui tutti noi apparteniamo, anche se è un’entità molto generale e impersonale; lo stato è l’apparato del potere»
(Williams 1985, p. 293).

Oggi, il termine società ha acquisito due significati principali evidenti: esso indica in senso generale l’insieme di istituzioni e rapporti entro cui vive un
gruppo relativamente ampio di persone; in senso astratto, invece, indica le circostanze in cui vengono a formarsi tali istituzioni e rapporti.
(Williams 1985, p. 291)

Questo concetto di società, per quanto astratto e generalizzato, è emerso in modo decisivo nel diciottesimo secolo e ha dato origine a quella distinzione, ugualmente astratta e generalizzata, tra “individuo” e “società” che, nel diciannovesimo secolo, è stata assorbita dal lessico fondamentale della sociologia professionale (Sharrock 1987; Sharrock e Watson 1988). La stessa distinzione ha permesso di sollevare la domanda sociologica fondamentale espressa dalla citazione di Berger in epigrafe a questo capitolo: come è possibile la società? La domanda non è relativa al perché le cose vadano “male” (crimine, divorzio, razzismo, rivoluzione), ma a come sia possibile l’esistenza delle stesse istituzioni sociali (il diritto, il matrimonio, un sistema di stratificazione razzialmente definito, il governo).

Ritornando alla domanda precedente sul perché si verifichi il processo di criminalizzazione e perché vi siano delle leggi e un sistema di giustizia penale, la risposta dipende dalla prospettiva sociologica assunta. Ci occuperemo in questo capitolo delle risposte fornite dai sociologi che adottano l’approccio funzionalista, quella che, nella prima edizione di questo libro, abbiamo definito la prospettiva del “consenso strutturale” e che continueremo a definire così come forma di etichetta alternativa. Secondo questi sociologi, la domanda esige una risposta “funzionalista”. Essi dicono, in sostanza, che la criminalizzazione ha luogo perché risponde a uno scopo sociale, è utile alla società e contribuisce all’ordine sociale.

Come vedremo nel settimo capitolo, possiamo dire che anche i sociologi che adottano l’approccio marxista (o del “conflitto strutturale”) offrono una risposta di stampo funzionalista a questa domanda. La prospettiva del consenso e quella del conflitto differiscono, tuttavia, in quanto hanno idee diverse su quali siano gli scopi, l’utilità e il contributo della criminalizzazione o negli interessi di quale popolazione essa abbia luogo. Esse concordano, comunque, sul fatto che la criminalizzazione sia analizzabile in termini di conseguenze positive (e negative). Qui ci occuperemo della prospettiva del consenso che emerge dalle opere classiche di Durkheim ed Erikson. Passeremo in rassegna anche due studi più recenti basati sull’approccio funzionalista: un’analisi statistica comparativa dei tassi di criminalità ad opera di Tonry e la ricerca di Colburn sulle funzioni della scazzottata nell’hockey su ghiaccio basata su osservazioni etnografiche. Esamineremo poi la grammatica del funzionalismo. Prima di tutto, però, dobbiamo dire qualcosa riguardo al funzionalismo.

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Indice

Introduzione all’edizione italiana

Prefazione
1 Sociologia

Prima parte. Il progetto positivista
Introduzione
2 Stato
3 Società

Seconda parte. La svolta interpretativa
Introduzione
4 Claims-making
5 Definire la situazione
6 Ragionamento pratico

Terza parte. La sfida politica
Introduzione
7 Classe
8 Genere
9 Razza

Quarta parte. La minaccia epistemica
Introduzione
10 Potere
11 Popoli?
12 Conclusioni

Riferimenti bibliografici

Anteprima

Collana:
ISBN: 979-12-5534-003-4
Pagine: 532
Formato: 17 x 24 cm
Stephen Hester
Stephen Hester
pm edizioni - autore
Peter Eglin
Enrico Caniglia
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Cirus Rinaldi
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