
Il libro ricostruisce il rapporto tra psichiatria ed educazione in Europa e in Italia, mostrando come idee e pratiche nate in ambito psichiatrico — da Oury alla pedagogia speciale — abbiano influenzato la scuola, la mediazione educativa e l’organizzazione dei contesti. Attraverso autori, testi e casi storici si ripercorre la difficile affermazione di una visione democratica della cura nel nostro paese, tra eredità del fascismo, tecnicizzazione crescente e trasformazione dei “diversi” in utenti da gestire.
Oggi, mentre l’integrazione tra neuropsichiatria, educazione e intervento sociale è dichiarata, i dati mostrano un aumento consistente delle certificazioni. Il volume dà voce a chi ha lottato contro istituzioni chiuse e logiche segreganti, ricordando sia le utopie che hanno aperto strade nuove sia gli errori che continuano a interrogarci. È un invito a ripensare la cura: meno diagnosi, più contesti che includono davvero.

// L'Autore
Giuliana Santarelli è docente a contratto e cultore della materia in Pedagogia Speciale presso l’Università di Milano-Bicocca. Ha insegnato e collaborato a lungo con l’Università di Bologna e, dal 2016, segue il monitoraggio scientifico dei tirocini nel corso di Specializzazione per il Sostegno Didattico e l’Inclusione dell’Università della Repubblica di San Marino.Ha pubblicato con BUP i volumi 2012-1970 Bologna. Identità e memoria e Pedagogia Istituzionale. Dalle origini all’attualità, oltre a vari contributi in riviste, collettanee e progetti di ricerca nazionali e internazionali.