Che genere di donna?

Retrospettive femministe di due expat tra Italia e Germania

Partendo da nuclei autobiografici, le autrici vogliono offrire un contributo alla memoria femminista, nella particolare cornice del duplice rapporto tra Italia e Germania. La narrazione procede per sequenze tematiche e intende far rivivere lo spirito delle epoche dei paesi di riferimento nella società, nella politica e nel costume, da metà degli anni Cinquanta ai giorni nostri. In rapporto alla diversa esperienza personale e professionale delle autrici, viene tracciato un quadro non solo del femminismo italo tedesco, ma si tiene conto di tutte le problematiche di genere e le loro ripercussioni a livello internazionale.

Anni Novanta: la sublimazione della libido

9 novembre 1989: la Caduta del Muro di Berlino sconvolse tutti gli assetti geopolitici mondiali e ovviamente, dopo ben quarant’anni, azzerò anche tutti gli equilibri all’interno della Germania ora riunificata. Cambiò presto anche la mia vita.
Gli anni Novanta sono stati vissuti da molti di noi guardando costantemente a Berlino. Da ogni altra città tedesca ci siamo riversati e proiettati su questa metropoli così affascinante e dal passato assolutamente straordinario e ora con un futuro molto promettente.

Caduta la cortina di ferro, si è aperta la possibilità di documentarsi a fondo anche sulla condizione della donna nei paesi socialisti, principalmente nella DDR, la Deutsche Demokratische Republik, uscita dal conflitto mondiale con un rilevante squilibrio demografico a causa delle molte perdite sui campi di combattimento. Si rese quindi necessario aumentare la partecipazione delle donne in vari settori produttivi. Certamente nemmeno nella Repubblica Democratica era loro permesso ambire alle alte cariche politiche, tutte in mano ai dirigenti maschi. Solo poche ricoprivano ruoli di responsabilità e di comando nella vita professionale e pubblica, la cui l’autorità veniva accettata dai compagni. Alla base del tessuto sociale delle classi medie e proletarie, le donne erano decisamente più tutelate.

La parità fu sancita dalla Costituzione del 1949, che prevedeva uguali diritti sul lavoro e sui salari. Nel 1950, una legge per la protezione della madre e del bambino introdusse nuove misure di sostegno pratico: l’istituzione di asili nido e di svariate strutture per l’assistenza dei figli, il miglioramento dei servizi medici e ospedalieri, l’aumento dei sussidi finanziari. L’assegno per il congedo di maternità era più sostanzioso di quello della Germania occidentale. Le tedesche dell’Est godevano anche della stessa libertà sessuale dei maschi ed erano meno soggette a giudizi morali discriminanti. Inoltre, in base a una legge del 1972, per interrompere una gravidanza, si aveva la libertà di decidere entro 12 settimane, in completa autodeterminazione. Anche per quanto riguarda il lavoro domestico e l’accudimento dei figli, pare che le donne della Germania socialista godessero del supporto dei compagni in misura leggermente maggiore. Tutto stava pertanto contribuendo a ridefinire i rapporti tra i due sessi. Ma in ultima analisi nemmeno alle compagne socialiste venivano risparmiati doppio lavoro e doppie responsabilità, come attesta un dibattito pluridecennale sul rapporto tra la classe operaia, l’emancipazione femminile e le condizioni di vita nel comunismo reale.

Intanto Francoforte mi stava offrendo ancora molte opportunità di lavoro in teatro. Dopo audizioni in alcuni teatri statali e comunali della repubblica tedesca non andati bene, mi sono resa conto che se da un lato non fossi stata ancora matura per interpretazioni di primo piano e di un certo impegno, dall’altro sembrava non mi si ritenesse adatta in assoluto per ruoli classici. Non per Margherita nel Faust o per le shakespeariane Desdemona o Ofelia, ma nemmeno per la Figliastra dei sei personaggi pirandelliani o per la locandiera di Goldoni. Non ci ho messo molto a comprendere finalmente che non erano solo le istituzioni teatrali classiche a non volere me: ero anche io a non volere loro. Cercavo altro. Di tutte quelle audizioni nei teatri tedeschi serbo un solo bel ricordo: l’incontro con Peter Stein a Roma, che dopo aver lavorato con me a lungo sui personaggi che avevo portato quel giorno, mi invitò a tornare con un ruolo maschile per il suo Tito Andronico. Mi informò però subito che con tutta probabilità il teatro gli avrebbe purtroppo imposto gli attori, E così fu. Ma essere stata richiamata da Stein per una seconda audizione mi aveva riempito di orgoglio e felicità.

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ISBN: 979-12-5534-054-6
Pagine: 224
Formato: 15 x 21 cm
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